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2009-02-28

 

 

 

 

 

 

 

2009-02-23

Forti preoccupazioni, Borse in calo

Obama studia la mossa Citigroup

Wall Street, peggior risultato da 12 anni

Il governo Usa potrebbe rilevare fino al 40% del capitale del colosso. Ue: aumentano rischi per le banche

MILANO - Da una sponda dell'Atlantico all'altra soffia forte il vento delle nazionalizzazioni, allo scopo di evitare il tracollo del sistema bancario e finanziario internazionale. Mentre il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, valuta la "parziale nazionalizzazione" del colosso Citigroup, sempre più in difficoltà, la Commissione europea, nella bozza di un documento sulle nuove linee-guida per gestire gli asset tossici che, salvo sorprese, sarà approvato mercoledì, chiede ai governi di intervenire nuovamente nel sistema bancario e di "valutare" nuove "nazionalizzazioni". E a fine giornata arriva la notizia del un record negativo per la Borsa di New York: l'indice Dow Jones ha chiuso a -3,4%, un picco mai toccato negli ultimi dodici anni.

L'ALLARME DI BRUXELLES - Il problema degli asset tossici "sembra che non sia stato ancora risolto in modo soddisfacente e un inatteso approfondimento del rallentamento economico adesso minaccia un ulteriore e più esteso deterioramento della qualità del credito degli asset bancari", si legge nella bozza del documento, anticipata da Adnkronos International. E Bruxelles sottolinea che "questa incertezza non solo continua a minare a fiducia nel settore bancario ma indebolisce gli effetti delle misure di sostegno dei governi". Così la Commissione chiede ai governi di valutare, ove necessario, la possibilità di nazionalizzare le banche colpite dalla crisi: nel quadro della condivisione degli oneri, si potrebbe considerare "l'opzione della nazionalizzazione", si legge nel documento.

CITIGROUP - Al tempo stesso, negli Stati Uniti a Wall Street ha tenuto banco il caso Citigroup: indiscrezioni di stampa vorrebbero il governo federale vicino all'acquisto di una fetta rilevante del colosso bancario. In mani pubbliche dovrebbe finire il 25% del capitale, anche se il Wall Street Journal ritiene si possa arrivare fino al 40% per cento. In pratica una nazionalizzazione del gruppo. In apertura il titolo sale del 16%. Secondo il quotidiano finanziario americano, infatti, una fetta importante dei 45 miliardi di dollari in azioni privilegiate detenute dal governo - pari oggi al 7,8% del capitale - potrebbe essere convertita in ordinarie.

"PARZIALE NAZIONALIZZAZIONE" - Il governo Usa ha quindi ammesso di essere aperto all'ipotesi di una "parziale nazionalizzazione" del colosso finanziario Citigroup. Un portavoce del Tesoro, secondo quanto riferisce il Financial Times, "è aperto a considerare la richiesta" di trasformare in azioni ordinarie le azioni privilegiate attualmente detenute dall'amministrazione di Washington. Il portavoce del Tesoro spiega che il nuovo piano di stabilizzazione finanziaria del sistema finanziario, varata due settimane fa dal segretario al Tesoro, Timothy Geithner, prevede la possibilità di trasformare in azioni ordinarie le azioni privilegiate attualmente detenute dal Tesoro Usa.

AIUTI "TEMPORANEI" - Le autorità finanziarie Usa hanno comunque assicurato che le maggiori banche americane sono ben capitalizzate, allontanando così la prospettiva di una nazionalizzazione. In un comunicato congiunto, Federal Reserve, Tesoro Usa e altre autorità americane, si sono dette convinte che le banche resteranno in mani private e che un eventuale aiuto finanziario pubblico sarà "temporaneo".

WALL STREET- Dopo l'apertura in rialzo a Wall Street hanno prevalso i toni pessimistici: Dow Jones e Nasdaq hanno imboccato la via del ribasso e anche in Europa i rialzi della mattinata si sono via via assottigliati, fino a lasciare campo libero ai segni negativi. La chiusura è stata appunto all'insegna del tonfo per tutti gli indici: il Dow Jones ha ceduto 250,89 punti (-3,41%) a 7.114,78 punti, mentre il Nasdaq ha perso 51,67 punti (-3,59%) a 1.389,56 punti. In forte ribasso anche lo S%P 500, che è scivolato di 26,31 punti (-3,42%) a 743,33 punti.

PIAZZA AFFARI - Era cominciata bene, nel frattempo, la settimana borsistica a Piazza Affari, trascinata al rialzo dai bancari (il Mibtel segnava dopo poco dall'apertura un rialzo del 2,09%). Poi, dopo il cambiamento di rotta di Wall Street, gli indici hanno cominciato a scendere per poi chiudere in calo: il Mibtel ha ceduto l'1,29% a 12.639 punti e lo S&P/Mib lo 0,90% a 15.391 punti. Deboli anche l'All Stars (-1,48% a 7.932 punti) e il Midex (-1,87% a 15.391 punti). Fortissime vendite su Seat (-10%), Lottomatica (-6%), Italcementi (-4%), Pirelli (-5%), Mondadori (-5%) e Fiat (-5,6%), dopo la bocciatura di Moody's sul piano di incentivazione e il taglio del rating sul debito.

EUROPA - Le principali Borse europee hanno chiuso in calo la prima seduta della settimana, condizionate da Wall Street. Il Dax di Francoforte ha chiuso in ribasso dellí1,95%, al di sotto della soglia psicologica dei 4.000 punti, ai minimi dal 27 ottobre 2004. Il Cac 40 di Parigi è invece arretrato dello 0,8%, mentre il Ftse 100 di Londra è arretrato dello 0,99%.

23 febbraio 2009

 

 

 

 

 

 

REPUBBLICA

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2009-02-28

 

 

 

 

L'UNITA'

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2009-02-27

Usa, lo Stato in Citigroup

"ma la banca cambi il cda"

27 febbraio 2009

Il dipartimento del Tesoro Usa ha raggiunto un accordo con Citigroup per l'ingresso nel capitale della banca attraverso la conversione dei suoi titoli privilegiati in azioni ordinarie. Il Tesoro convertirà circa 25 miliardi di dollari dei suoi titoli arrivando a detenere il 36% del capitale.

Con l'ingresso dello stato nel capitale della banca Usa, la quota detenuta dagli attuali azionisti si diluirà al 26% mentre nuovi azionisti deterranno il restante 38%. In una nota il Tesoro Usa spiega che alla conversione parteciperanno anche altri investitori, tra cui il principe saudita Al Waleed, il governo di Singapore, Capital Research Global Investor e Capital World Investors. Inoltre, la banca Usa ha comunicato che sospenderà il pagamento del dividendo per i titoli privilegiati.

Il ceo, Vikram Pandit, commentando l'operazione, ha spiegato che "la transazione, che non comporterà ulteriori oneri per i contribuenti, non cambierà la strategia di Citi, né la governance e le operazioni. I nostri clienti e i nostri partners, ha aggiunto Pandit, non saranno interessati da questa operazione e continueranno a ricevere l'alto livello di servizi che si aspettano da Citigroup nel mondo".

L'accordo raggiunto fra la banca e il Tesoro americano, considerato da alcuni osservatori come almeno una parziale nazionalizzazione, non prevede un aumento dell'investimento pubblico in Citigroup. Ma fissa alcune condizioni, fra le quali la sospensione del dividendo sia sulle azioni privilegiate sia su quelle ordinarie, e un cambio dei direttori del board. Pandit e il presidente Richard Parson manterranno i loro posti. "Stiamo cercando e ci aspettiamo di nominare nuovi diversi direttori a breve", ha chiarito Parsons.

Gic, Government of Singapore Investment (il fondo sovrano della città stato), convertirà a 3,25 dollari per azione, contro un prezzo di conversione di 26,35 dollari previsto nell'accordo iniziale. "Gic sostiene l'iniziativa di Citigroup e del Governo americano per rafforzare la qualità della base capitale della banca", precisa Gic in una nota. Nel gennaio 2008 Gic aveva acquistato 6,88 miliardi di dollari di azioni privilegiate e convertibili con un dividendo annuale del 7 per cento. Un affare che ha portato sinora ben poche soddisfazioni.

 

 

Mutui, per Fannie Mae

perdita monstre da 60 miliardi

27 febbraio 2009

Perdita colossale per Fannie Mae nel 2008. L'agenzia parastatale (e ora nazionalizzata) di rifinanziamento sui mutui ha infatti annunciato una perdita di 58,7 miliardi di dollari e contestualmente chiesto al governo un aiuto da 15,2 miliardi di dollari per aiutarla a colmare il deficit. "Prevediamo che le condizioni del mercato che hanno contribuito alla nostra perdita netta durante tutti i trimestri del 2008 si aggraveranno ulteriormente nel 2009", ha comunicato la società motivando la sua richiesta di nuovi aiuti federali.

 

 

 

 

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2009-02-01

 

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